«Ad inizio 2027 la rimozione dei detriti per cercare Mino Racanati». Parole del vicepremier Matteo Salvini, che ha incontrato Alessandro Racanati, fratello del marittimo biscegliese inghiottito dal fiume Trigno il 2 aprile scorso e da allora disperso a causa del cedimento del ponte che collegava l’Abruzzo con il Molise. 7 mesi di angosciante attesa quelli vissuti e che continuano a vivere i familiari di Mino Racanati, la cui speranza è quella di ritrovare il corpo del 53enne per mettere fine a questa drammatica vicenda.

Le operazioni di ricerca del marittimo biscegliese sono state avviate fin dalle ore immediatamente successive al crollo del ponte, ma gli esiti non hanno dato i frutti sperati. L’idea è che l’auto e lo stesso Racanati possano allora essere ancora lì, sotto le macerie di quel ponte improvvisamente crollato a causa delle intemperie. Ma le ricerche in quel punto, la rimozione dei detriti, non sono ancora possibili, perchè l’area è posta sotto sequestro dalla Procura di Larino. Ora l’intervento in prima persona del ministro delle infrastrutture e dei trasporti potrebbe accellerare l’avvio delle operazioni per rimuovere i blocchi di cemento e metallo finiti nel letto del fiume e che potrebbero celare il corpo di Racanati. Tra le ipotesi attuali c’è quella che l’auto con all’interno il 53enne possa trovarsi sotto le campate del ponte.

«Entro la fine di questo mese di novembre partiranno tutti i procedimenti necessari per arrivare all’inizio del 2027 alla rimozione dei detriti. Cosa c’è sotto lo verificheremo a inizio anno», ha chiosato Salvini, il quale ha comunque chiarito che ogni passo dovrà essere mosso di concerto con la Procura di Larino. Un cronoprogramma che segue quello già varato a metà settembre da tutti gli attori in campo e la cui sfida più complessa è data dall’ambiente naturale in cui si dovrà operare. Ma alla famiglia di Mino Racanati interessa solo poter dare un ultimo saluto al proprio caro.

Nicola di Chio