«Il quartiere Carrara Lamaveta è diventato il simbolo del declino delle periferie urbane, segnato da abbandono amministrativo e promesse non mantenute». Il lettore Carlo Rocco traccia un quadro lucido e amaro della situazione, evidenziando la distanza tra cittadini e istituzioni.
«È vero che le periferie, sin dall’inizio, hanno commesso un peccato originale», spiega Carlo Rocco. «Ci raccontano, al riguardo, che Eva colse la mela, in realtà tradita, abbandonata e disillusa, fece ben altro gesto. Le periferie un po’ si somigliano, ma ce n’è una che racconta le storie di tutte, le rappresenta e svela ogni bugia e ci ammonisce. Ma non basta l’ammonizione e l’autoassoluzione quando i gesti e le opere che dovevano essere fatte, furono solo abbozzate, trascurate e poi dimenticate, solo un’altra illusione».
I residenti ricordano i momenti di esasperazione legati al maltempo e alle carenze strutturali del quartiere: «Due mesi e mezzo sono passati, se vi appaiono pochi, quando quell’abitante grondante, fradicio, sotto un acquazzone, in un lago di acqua, imprecava contro Dio e gli uomini, ma soprattutto contro gli Amministratori, di dover vivere in un luogo così, dove era impossibile anche ritirarsi a casa e far uscire i bambini per strada. Andò sopra le raffica e da quel giorno si offesero».
Eppure, Carrara Lamaveta era stata concepita come un’estensione residenziale d’eccellenza, e i medici ne consigliavano la zona per la salubrità dell’aria: «Ancora pensieri, esclamazioni, proteste, reclami, tragedie, per chi non ne era a conoscenza anche ricordi, di quell’indimenticabile dottore dei bambini che curava la tosse, la bronchite e l’asma dicendo: “portate i bambini in Via S. Andrea, portateli lì per respirare l’aria buona”».
Oggi di quella visione restano solo rari interventi di facciata concentrati sulle arterie stradali principali: «Ancora un altro mese e furono potate le piante e tolta un po’ d’erba in Via Sant’Andrea, la via principale. Con tante foto. Como se al mondo esistesse solo la via principale ed altre siano solo pallide ramificazioni senza nome che conducono al niente. C’era anche il parco con i suoi pini e in quei giorni cupi si fece qualcosa. Poi il niente, o quasi, nonostante avessero pubblicizzato con i nastri rossi e i cartelli di lasciare libero. Avrebbero lavorato nei giorni successivi, macché. Poi sono stati tolti. Nessuna comunicazione, non pervenuto».
Per le vie interne, come Via Santa Chiara d’Assisi, il destino è stato differente: «È stata la conferma della prosecuzione di un declino dagli antichi fasti, perpetrato negli ultimi anni con sistematica indifferenza».
Accanto alle carenze infrastrutturali, il quartiere soffre per l’emergenza rifiuti e la mancanza di controlli: «Arriva alle otto il camion per la raccolta dei rifiuti, ma anche a non volerlo esiste solo la raccolta indifferenziata con la monnezza che persone che si chiamano adulte portano lì da altre parti della città. In quelle che sono le discariche davanti ai portoni, uno in particolare, a tutte le ore, tutti i giorni. Solo trascuratezza? In quella che è la tolleranza del lasciar fare, lasciare andare le cose così, tanto sono i cittadini che ci vivono a dover patire. L’urgenza è una variabile piena di se e di ma. E quando si fanno i controlli? Mi piacerebbe leggere tanto una relazione di chi segue questo appalto, tutto a posto?».
La situazione si riflette pesantemente sui costi della TARI e sulle classifiche regionali: «Come meravigliarsi che siamo ultimi, su dieci Comuni noi siamo decimi, gli altri vanno avanti e noi andiamo indietro, che camionate di indifferenziata partono da lì, con la TARI che sale e la gente che si arrabbia? Eppure una volta non sarebbero state necessarie le multe, sarebbe stato sufficiente lo sguardo di un vicino o di un conoscente a fare cambiare idea… c’era il pudore, quello di una vita dove rammendare sì la stessa camicia ma portarla sempre in ordine e pulita».
Ad agosto, l’attenzione della politica si sposta e l’unica eccezione è la preparazione della festa rionale, vissuta come una beffa: «E poi l’ulteriore beffa, la pulizia del piazzale per piazzarci le giostre per la festa del quartiere, una toccata e fuga, per poi lasciare tutto, dalle aiuole, alle erbacce, alla porcheria nascosta nelle erbacce da almeno due anni, all’erba alta, alle feci dei cani, alle mattonelle divelte, ai tombini rialzati, al fondo strada dissestato, anche questa volta era stato perso un altro treno, peggio di prima. Ora sul muretto di fronte alla pizzeria ci giocano i bambini a tirare le pietre per buttare giù le bottiglie di plastica. Una periferia dimenticata».
Il quadro finale mostra un quartiere svuotato, trasformato in area di sosta temporanea per i giostrai, mentre i residenti restano inascoltati: «In tutto questo tempo, chi ha prestato ascolto ed attenzione ad un quartiere che si sente abbandonato e tradito, disilluso e tradito? Cento voci e nessuno ascolta e soprattutto fa niente. Dove da tantissimo tempo non si vede nessuno che porti cultura o controlli o servizi e manutenzione… Sono sempre gli stessi, senza alcuna distinzione tra chi governa e chi si oppone, scuote la testa il condomino di questo luogo che non trova voce e parola. Adesso arrivano i camion, i caravan e le roulotte dei giostrai, in quello che non è più un quartiere ma è diventato solo un luogo di sosta con allacciamenti precari, in attesa della festa… È tempo della festa, ma non so se sia per tutti. Un altro giro di giostra», conclude Rocco.
foto “gruppo fb Amici de La Diretta”






























