Bisceglie si è svegliata oggi avvolta in un silenzio irreale. Il rumore della cronaca nera di ieri sera ha lasciato il posto a un dolore sordo, quello per la perdita di Angelo Pizzi. Non era solo un caposala; era il volto dell’accoglienza, un uomo che ha fatto del garbo e della professionalità la sua firma indistinguibile per oltre 40 anni. Vittima innocente di una violenza cieca che ha spezzato una vita dedicata al servizio e al sorriso.

Sempre propositivo, capace di anticipare i desideri degli ospiti con un’eleganza d’altri tempi, Angelo era un pilastro della ristorazione locale, stimato da colleghi e clienti che adesso lo piangono con incredulità assieme alla compagna, alla figlia e all’intera famiglia. Tra i tanti che hanno incrociato il suo cammino professionale c’è lo chef Carlo Papagni. Con lui, Angelo ha diviso anni di fatiche, successi e quella complicità che solo chi vive il “dietro le quinte” di una cucina può capire.

Ma oltre al dolore, resta l’eredità umana di un uomo che ha nobilitato il suo mestiere. Angelo era il pilastro della sala, un esempio per i giovani e un punto di riferimento per i colleghi.

Mentre le indagini fanno il loro corso per dare giustizia a questo omicidio che scuote le coscienze, resta il ricordo di un uomo buono. Un professionista che ha onorato la sua divisa fino all’ultimo, lasciando in chi lo ha conosciuto il vuoto incolmabile di una gentilezza che, da oggi, mancherà a tutti.