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Arresto dei due latitanti: le parole del comandante provinciale dei Carabinieri, il col. Galasso

"La cattura di De Gennaro e Di Cataldo dimostra una cosa semplice: la latitanza non è libertà, è solo tempo sottratto alla giustizia"

Si è chiusa all’alba di giovedì la fuga di due esponenti di spicco del clan mafioso Capriati. I Carabinieri del Comando Provinciale di Barletta-Andria-Trani, in stretta sinergia con lo Squadrone Eliportato “Cacciatori Puglia”, hanno rintracciato e arrestato i latitanti Paolo De Gennaro e Vito Di Cataldo. Entrambi erano destinatari di provvedimenti restrittivi definitivi per reati di massima gravità.

I militari hanno stretto il cerchio attorno ai due ricercati dopo mesi di pedinamenti, incroci di dati e appostamenti silenziosi. De Gennaro deve scontare una pena di 30 anni di reclusione per l’omicidio di Girolamo Valente, aggravato dal metodo mafioso. Di Cataldo deve invece espiare una condanna a oltre 18 anni di carcere per associazione mafiosa, scaturita dalla nota maxiprocesso “Pandora”. La svolta è arrivata grazie al perfetto coordinamento tra il Nucleo Investigativo e i reparti speciali dell’Arma, capaci di agire nelle aree più impervie del territorio.

Il Comandante Provinciale dei Carabinieri della BAT, il colonnello Massimiliano Galasso, ha espresso profonda soddisfazione per l’esito dell’operazione, sottolineando il valore strategico del lavoro sul campo: “Questa operazione è, prima di tutto, un risultato dell’Arma sul terreno. Un’attività di ricerca pura, condotta con pazienza, disciplina e continuità dai Carabinieri del Comando Provinciale di Barletta-Andria-Trani, che per mesi hanno seguito tracce, verificato movimenti, stretto progressivamente il cerchio attorno a due latitanti affiliati al clan Capriati e destinatari di condanne definitive di particolare rilievo.

Determinante è stato il contributo dello Squadrone Eliportato “Cacciatori Puglia”, uomini addestrati a cercare dove altri difficilmente arrivano, capaci di muoversi nel territorio con silenzio, resistenza e straordinaria capacità operativa. La loro presenza, integrata con quella del nostro Nucleo Investigativo, ha rappresentato un moltiplicatore di efficacia.

La cattura di Paolo De Gennaro e Vito Di Cataldo dimostra una cosa semplice: la latitanza non è libertà, è soltanto tempo sottratto alla giustizia. E quel tempo, per noi, diventa tempo di ricerca. De Gennaro deve espiare trent’anni di reclusione per l’omicidio di Girolamo Valente, aggravato dal metodo mafioso; Di Cataldo, condannato definitivamente anche per associazione mafiosa nell’ambito del processo “Pandora”, deve espiare complessivamente oltre diciotto anni di reclusione. Sono particolarmente orgoglioso dei miei Carabinieri. Hanno lavorato senza clamore, con quella disciplina che trasforma la volontà in risultato. Un militare sa che il compito non termina quando il bersaglio scompare: termina quando viene raggiunto. È questo il senso più autentico del nostro servizio: esserci, resistere, cercare e, alla fine, riportare davanti Stato chi ha scelto di sottrarsi alla sua legge”.

I due arrestati sono stati condotti in carcere, dove sconteranno le rispettive pene definitive. L’operazione assesta un duro colpo alle dinamiche riorganizzative del clan sul territorio della sesta provincia pugliese.

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