È stato un lavoro lungo e minuzioso, quello svolto dagli inquirenti, per dare un nome al presunto quarto componente del gruppo di fuoco che, nella notte tra il 18 ed il 19 aprile, all’interno della discoteca “Divinae Club” di Bisceglie, ha ucciso a colpi di pistola Filippo Scavo, 42enne legato al clan barese degli Strisciuglio.
Dopo gli arresti di Dylan Capriati, 23 anni, Nicola Morelli, di 21, e del 22enne coratino Aldo Lagioia, finiti in manette il 5 maggio scorso, l’indagine condotta dal Nucleo Investigativo del Reparto Operativo dei Carabinieri di Trani, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia, ha portato ieri al fermo di Francesco Di Vittorio, 22enne di Modugno, accusato come gli altri tre, di concorso in omicidio aggravato dal metodo mafioso.
Sottoposto stamane all’interrogatorio di convalida del fermo, l’indagato si è avvalso della facoltà di non rispondere, rilasciando solo alcune dichiarazioni spontanee, nelle quali si è dichiarato estraneo al delitto.
Gli inquirenti lo hanno definito “un soggetto di cerniera”. In base a quanto emerge dalle carte del decreto di fermo, firmato dai pubblici ministeri Bruna Manganelli, Marco d’Agostino e dal procuratore aggiunto della DDA Giuseppe Gatti, sarebbe stato il giovane a spalancare la porta dell’ingresso D della discoteca, permettendo l’irruzione di Capriati e Lagioia, ritenuti gli esecutori materiali dell’omicidio.
Una volta aperto l’ingresso, il 22enne – sostengono gli investigatori – si sarebbe fermato qualche secondo sulla soglia, controllando nessuno avesse assistito alla scena, per poi fare strada ai due sicari all’uscita dal locale, una volta compiuto il fatto di sangue.
I tre – secondo l’accusa – sarebbero andati via da Bisceglie a bordo di una Lancia Y (presa a noleggio), e guidata dallo stesso Di Vittorio, che avrebbe riaccompagnato prima Lagioia a Corato, per poi proseguire verso Bari, dove ha lasciato Capriati.
Un ruolo centrale, quello ricoperto del giovane modugnese che – sempre secondo le carte della DDA – nei giorni successivi, avrebbe anche avvicinato due testimoni, suoi conoscenti, presenti la sera del delitto (tra i quali il ragazzo che aveva noleggiato la vettura), cercando di convincerli, con intimidazioni, a negare ogni rapporto con lui in sede di deposizione.
Gli inquirenti sono arrivati alla sua identificazione, dopo un’attenta analisi dei sistemi di videosorveglianza presenti dentro e fuori la discoteca, oltre che grazie ai riconoscimenti fotografici e alle attività di intercettazione.
Proprio in una conversazione telefonica tra la mamma e il fratello di Di Vittorio, che parlano delle foto diffuse dagli inquirenti, il fratello del quarto arrestato chiede alla madre se abbia riconosciuto la persona indentificata come “ignoto 2”, con la donna che lo invita immediatamente a tacere.
Nel decreto di fermo, si fa inoltre riferimento alla “gambizzazione” di Kevin Ciocca, il 21enne ferito a colpi di pistola a Bari Vecchia, a distanza di poche ore dalla sparatoria in discoteca. Un agguato che, verosimilmente – riferiscono gli inquirenti – può essere considerata l’immediata risposta del clan Strisciuglio ai Capriati, per l’omicidio di Filippo Scavo.




























