Un frammento della memoria storica di Bisceglie scompare. La demolizione del manufatto situato in via Fragata 69 ha innescato un’ondata di polemiche, amplificata nelle ultime ore anche dal tam-tam sui canali social. A dare voce al sentimento di diversi cittadini è stato Giovanni Papagni, segretario cittadino di Sinistra Italiana, attraverso un post intitolato “Un caffè per Bisceglie (che scompare)”.

“Un altro pezzo di storia e identità locale ci ha lasciati — scrive Papagni —. Il paesaggio urbano in via Fragata è stato irrimediabilmente modificato”. La scomparsa dell’edificio non è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Soltanto pochi giorni fa, “Bisceglie Vecchia Extramoenia” – assieme a Forum Ambientalista e alla delegazione Bat del Fai, aveva lanciato un chiaro campanello d’allarme, preannunciando il destino imminente della struttura. Nonostante le segnalazioni e l’attenzione accesa da appassionati e residenti, i mezzi meccanici sono entrati in azione, modificando per sempre lo scorcio della via.

«Parliamo di una costruzione del 1953 singolare per la sua qualità architettonica, menzionato in alcuni testi anche per la presenza di elementi decorativi scultorei che rimandano all’arte neo-gotica presenti in numerosi monumenti di questo territorio (Massimo Iannone, Smorfie di pietra, ediz. Mezzina) e per la presenza di un giardino con un enorme cedro del Libano (purtroppo tagliato circa 3 anni fa), elementi che indussero i redattori del Pug adottato dal Comune di Bisceglie nel febbraio 2023 e i redattori dell’adeguamento del Prg al Putt a classificarlo con la dicitura “isolati o edifici di pregio”, prontamente declassato dal Comune a “edifici di valore storico-documentale” su richiesta di parte» evidenziavano in una nota le referenti delle tre associazioni Agnese Sasso, Pamela Amoruso e Giulia Mastrototaro.

L’episodio riaccende dunque i riflettori su un tema caldo per la città: l’equilibrio tra lo sviluppo edilizio moderno e la conservazione del patrimonio storico “minore”, quello fatto di vecchi casali, muretti, archi e strutture rurali o proto-industriali che definiscono l’anima di Bisceglie fuori dalle antiche mura. Il dibattito ora si sposta sulle procedure: ci si interroga sull’efficacia degli attuali strumenti urbanistici e sulle autorizzazioni concesse in aree considerate sensibili dal punto di vista storico e paesaggistico.