«Ciao Mamma, scusami se non sono riuscito a trovare le parole giuste per dirti ciò che penso, da quel maledetto giorno si è spenta la luce nei nostri cuori, ogni giorno è buoi, cupo e senza senso». Inizia così la lettera di Elia Gentile, figlio secondogenito di Patrizia Lamanuzzi, la donna di 54 anni vittima di femminicidio lo scorso 15 aprile a Bisceglie. Le sue parole, affidate ai social, rompono un silenzio carico di dolore e diventano un grido d’amore verso una madre strappata alla vita troppo presto.
I fatti risalgono a metà aprile, quando la comunità di Bisceglie è stata scossa da un orrore consumatosi tra le mura domestiche. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, il marito della donna, il 61enne Luigi Gentile, avrebbe prima tentato di strangolare la moglie per poi spingerla dal balcone del quinto piano. Subito dopo l’estremo gesto, l’uomo si è tolto la vita, lanciandosi nel vuoto. La coppia era in fase di separazione, un dettaglio che ancora una volta accende i riflettori sulla fragilità e i pericoli che circondano la fine di una relazione.
Nella sua missiva, Elia descrive Patrizia non come una vittima, ma come una donna solare e pilastro della famiglia. «Senza te si è spenta la luce nei nostri cuori», scrive il giovane, sottolineando come la madre avesse dedicato l’intera esistenza ai figli. «Avrei voluto che tu vedessi i traguardi miei e di Mauro», il fratello maggiore che tra poco diventerà padre. Segue la promessa: “Porteremo sempre in alto il tuo nome, il rispetto verso le donne e la tua storia. Nessuno qui ti dimenticherà mai, passeranno giorni, mesi e anni ma tu sarai sempre con noi. Ciao Angioletto mio, riposa in pace”.
Già al termine delle esequie, i due fratelli avevano voluto ringraziare pubblicamente la madre per l’insegnamento più grande: l’amore per la vita. La lettera di Elia non è dunque solo un addio privato, ma un appello affinché tragedie simili non vengano ignorate.



























