Bisceglie torna a fermarsi questo pomeriggio. Serrande abbassate, cantieri in silenzio e bandiere a mezz’asta, sospese tra il cielo e un dolore che oggi si fa collettivo. La città risponde così, nel silenzio del lutto cittadino proclamato dal sindaco Angarano, alla tragedia che lo scorso 15 aprile ha strappato alla vita Patrizia Lamanuzzi.
La Parrocchia della Misericordia si accinge a diventare il baricentro di una comunità ferita. Qui si celebrano le esequie della donna di 54 anni, vittima della furia cieca del marito, il 61enne Luigi Gentile, prima del tragico epilogo in via Vittorio Veneto. Un dramma che non ha lasciato spazio alle parole, se non a quelle di una sofferenza che ha scosso le fondamenta di ogni famiglia biscegliese.
Ma è nel silenzio che, ieri, è arrivata la voce dei due figli di Patrizia. Attraverso il loro legale, hanno affidato una nota di gratitudine per la solidarietà ricevuta sia dalle istituzioni sia dai cittadini; con la richiesta di rispetto per l’immagine di una madre che vogliono custodire nella sua dimensione più autentica, lontano dal clamore. Il loro è un appello che trasforma il “disumano accadimento” in una missione civile. Chiedono che la morte di Patrizia non resti chiusa tra le mura domestiche, ma diventi un seme di riflessione sul valore della vita e sull’empatia sociale. Un monito che oggi, mentre la città le dà l’ultimo addio, risuona più forte che mai: non voltarsi mai dall’altra parte di fronte ai segnali di sofferenza altrui.
